Intreccio

Sei come ghiaccio caldo, paura mista ad euforia. Sciogli le tensioni e ne fai ghirlande.

Imbocchi la via oscura, fuggi alla luce accogliente. Sei serena solo di fronte all’irrealizzabile, tremi quando diventa facile.

Hai bisogno di chi conosce l’attesa. Enigma a chiare lettere ma difficile da leggere.

 

Sushi e amore

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Riflesso nello specchio

Cuore di porcellana, unghie di basalto.

Costeggi tante terre e non attracchi mai. Cammini sui cocci scalza e guardi sempre in alto. Zoccoli non ti mancano ma tu li metti via, preferisci la terra calda anche se a volte brucia.

Anima di vetro, ossa di cristallo.

Dipingi accartocciata, catturi il mondo con pennelli sporchi. Sfiori tutto appena e ti muovi senza tregua. Contadina di speranza, ti sposti prima di vederla crescere. Stringi la vita forte, qui sta il tuo coraggio.

Non saranno mai sufficienti le scuse per esserti sfregiata. La cicatrice è bianca e tu sembri grata.

Conserva te stessa. Abbi cuore a sufficienza per trattenerti, non perderti negli altri. Salva la tua parte più vera, servila ogni giorno.

 

Zuppetta di agrumi e sorbetto al mandarino

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Don’t play football for the coach

‘Cause you know someday man
you gotta stand up straight
unless you’re gonna fall
then you’re goin’ to die

Lou era di quelle persone rotte in grado di trasformare la sofferenza in arte. Forse è anche un modo di ostracizzarlo, il dolore, di farne qualcosa di utile, prenderne coscienza e farlo fluire all’esterno fissandolo su tela, carta o su un testo di canzone. Sono profondamente convinta che l’arte in ogni sua forma sia terapeutica in questo senso, d’altra parte penso anche che il processo non sia così razionale. Il vero genio è spontaneo, il suo gesto è istintivo, è trasportato da impulso creativo profondo, prepotente e viscerale, che può anche rivelarsi poi catartico ma in un secondo tempo. Voglio dire che questa sorta di processo psicoanalitico è inconsapevole ed è proprio per questo che risulta efficace. La musica non può essere ridotta ad un mero mezzo per scaricare nervosismi e frustrazioni, deve essere ancella e compagna di vita, in questo modo risulterà un potente antidoto. Un po’ come l’amore.

Lou era di quelle persone solide, provocatorie ed orgogliose in grado di tutelare la propria anima. E’ stato in grado di conservare la propria eccezionalità ed aprirsi sfrontatamente al mondo. Perdita della memoria e disturbi dell’apprendimento sono gli unici risultati della cura a base di elettroshock, che non lo spinse invece a nascondere il proprio orientamento sessuale. Mi piace pensare che siano state proprio le scosse, mirate a uccidere i suoi desideri e spezzare la sua unicità, a concedergli invece quella linfa vitale, quello stimolo a reagire, quell’incentivo a liberarsi della vergogna.

La sua determinazione lo ha ripagato con ciò che di più grande la vita può concedere, con la gloria dell’amore. Rachel era come la musica, silenziosa colonna, paziente principessa che viveva sulla collina che non smise di amarlo seppur sapesse quanto fosse sbagliato. E’ questo ciò per cui vale la pena vivere: l’amore, il tormento, l’impulso, il travolgimento.

Crocchette di riso venere con piselli

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Far scottare i piselli in acqua bollente. Far bollire il riso venere in acqua aromatizzata al cocco per circa 20 minuti. Far raffreddare, unire un cucchiaio di amido di mais e formare delle palline e porvi al centro una manciata di piselli. Porre le palline su carta su una teglia e far cuocere in forno per 15/20 minuti.

Per la salsa mescolare qualche cucchiaio di yogurt magro greco ad un pizzico di cocco e curcuma

Tutto il coraggio che ho.

Sono orgogliosa di avere la mia storia incisa sulla pelle. A volte capita che i significati dei miei tatuaggi si modifichino col tempo, o meglio che a quelli originari si aggiunga qualche sfumatura che era rimasta implicita e di cui tutto d’un tratto divento cosciente.

Sulla parte alta della mia schiena si può leggere a chiare lettere quella che tre anni fa sentivo come la frase più rappresentativa del mio modo di affrontare la vita. La capacità di trovare la bellezza segreta ovunque è indice di grande finezza e cura.

Amo l’ordine, l’equilibrio, l’armonia palese, quella che si coglie immediatamente, la concordanza di una sinfonia, la proporzione di un quadro rinascimentale. La verità però è che all’intero preferisco lo scisso, che a livello emotivo rimango più scossa da un quadro gotico.

La perfezione è spudorata, si mostra per com’è, senza filtri né vergogna. Ancora non lo sa ma è solo in attesa di rottura. Tutti ne siamo vittima prima o dopo, la sua ora è tarda ma non la lascerà illesa. Non lei, non in questo mondo. E quando si farà in mille pezzi, quando dovrà sfoderare tutto il suo coraggio per ricomporsi al meglio, quando diverrà cosciente del fatto che la sua candida bellezza nascondeva caos pulsante, proprio allora avrà bisogno di cura.

Per reggere la rottura ci vuole coraggio, bisogna avere un cuore forte e impavido per accettarsi ormai mostruosi.

Per questo amo le crepe, stimo le persone in tensione, quelle che non si accontentano del finito, quelle che rinnovano se stesse e che hanno la forza di amarsi.

Apprezzo i quadri rinascimentali sì, ma piango di fronte a quelli romantici. Ammiro il bello puro ma mi ubriaco di sublime.

Trovare la bellezza in ogni cosa significa farsi trasportare dall’emozione ed io stimo la linea spezzata più del cerchio perfetto.

Tornando al significato aggiuntivo di cui ho preso coscienza da un anno a questa parte, il gesto più coraggioso che io abbia mai compiuto è stato cercarla in me, la bellezza. In tutte le cose, come in me. La cosa più dolorosa che abbia mai fatto ma anche la più soddisfacente. Mi sono scoperta fragile ma forte, ingenua ma temeraria; un ossimoro vivente.

La scissione l’ho vissuta e sono grata alla vita per questo. Non avrei sopportato di essere una banale linea curva chiusa.

Vorrei ricominciare da qui, da me di fronte al mondo.

 

Love, the higher Law

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Virgilio, la priora di Chaucer, Bono e Johnny Cash, i Beatles ed i Muse. Avevano ragione, avevano tutti quanti ragione.

L’amore è un tempio, la legge suprema, è la nostra resistenza.

L’amore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Ma, soprattutto, l’amore vince tutto.

Ingredienti

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Per la pasta matta

250 gr di farina

100 ml di acqua

40 ml di olio

sale

Per il ripeno

200 ml di latte

3 uova

150 gr di parmigiano

3 zucchine

sale

pepe

mezza cipolla

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Impastare farina, acqua, olio ed un pizzico di sale e formare una palla. Far riposare l’impasto e poi stenderlo in una tortiera. Nel frattempo far rosolare le zucchine tagliate a rondelle con un soffritto di cipolla in un po’ d’olio. In una bacinella sbattere le uova con il latte ed il parmigiano ed aggiungere le zucchine, Riempire la tortiera con l’impasto e far cuocere a 180° per circa mezz’ora

Vegburger di ceci

Io ne avrei di terre da sognare, ne avrei di voci da seguire. Io non è vero che aspetto.

Adoro quando le trame di libri, di film, quando testi di canzoni sono sconvolti da colpi di scena improvvisi. Lunaspina è una canzone di queste e ricordo con precisione la prima volta in cui me l’hanno fatta ascoltare una decina di anni fa. Era in macchina tra le strade tortuose di montagna della Valle d’Aosta e da allora ho preso a scervellarmi sul quale potesse essere il significato dell’ultima strofa che sembra stonare con l’intero testo.

La cosa incredibile è che pochi giorni fa mi sono ritrovata senza volerlo proprio in quella stessa strada ed è ancora più incredibile come senta mia questa canzone in questo preciso momento della mia vita o almeno sulla base del significato che io le attribuisco. Potrebbe sembrare malinconica ma per me non la è, e le parole conclusive lo dimostrano.

Ad ogni modo è un periodo in cui mi trovo ad affrontare cambiamenti che mi spaventano moltissimo ma che so che mi faranno molto bene. Tenendo conto del fatto che da bambina sognavo di non muovermi dal mio micro paese per tutta la vita e giuravo che un giorno avrei ristrutturato una catapecchia poco lontana da casa mia solo per non allontanarmi troppo, mi viene da sorridere ad immaginare la faccia che l’Alice piccola avrebbe fatto di fronte alla notizia di un trasferimento all’avventura in Inghilterra.

Ho voglia di mettermi in gioco, di spingermi oltre per poi tornare nel mio porto sicuro ma cresciuta e più consapevole della mia forza e delle mie capacità. Quello che mi piace di più è paradossalmente il fatto che se una parte di me è ansiosa di partire, cambiare, curiosare e scoprire, l’altra, quella più nostalgica e fragile, farebbe carte false per restare. Mi piace perché questo è prova del fatto che non sto andando via solo per fuggire ed evadere da una realtà che non mi piace. Solo voglio provare a cambiare, a fare un viaggio non infinito e rettilineo ma finito e circolare.

Non so cosa mi aspetta ma il brivido dell’imprevisto da una parte mi affascina. Provo sentimenti contrastanti di attuazione e repulsione, trepidante attesa e terrore acuto. Un po’ come l’istante in cui si prende la malsana decisione di salire sulle montagne russe, si avanza verso il seggiolino ormai per inerzia e l’omino abbassa il manubrio di protezione proprio davanti ai tuoi occhi. Quello è il momento in cui realizzi che ormai non puoi più tornare indietro e malefici te stesso per essere salito lì sopra e non aver aspettato con i piedi ben saldi a terra con in mano un bel cono gelato. D’altra parte sai bene che sarà un’emozione unica, che ti sentirai libero e potente, forse a tratti ma cos’è la vita se non si fa altro che attendere da spettatori laggiù?

Ingredienti

4 panini con semi di sesamo

1 lattuga

1 pomodoro

Per il burger di ceci

350 gr di ceci

200 gr di pane grattugiato

olio extravergine

sale

pepe

Per la maionese di soia

150 ml di latte di soia

210 ml di olio di semi

succo di limone

sale

pepe

1 cucchiaino di curcuma

Frullare i ceci con olio, pane grattugiato, sale e pepe, fino ad ottenere un composto lavorabile con le mani. Formare i burger e cuocerli in padella con un filo d’olio.

Versare nel frullatore ad immersione il latte di soia, l’olio di semi, sale, pepe, il succo di limone e la curcuma.

Tagliare in due parti il panino e mettere un velo di maionese

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Mettere qualche foglia tenera di lattuga

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Mettere il burger sopra l’insalata

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Mettere il pomodoro tagliato a fettine sottili sopra il burger

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Mettere l’ultimo strato di pane, inumidito con la maionese

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Mangio, prego e amo.

Sono da sempre un’inguaribile sognatrice. Da bambina se non mi andava qualcosa mi mettevo a fantasticare su come avrebbe potuto invece essere, fino a crearmi una realtà tutta mia e, letteralmente, a volte non riuscire più a distinguere la realtà dalla fantasia. Quella era la mia realtà fantastica. Era bello, bellissimo, e io sono sempre stata una di quelle persone che esaltano l’infanzia e desidererebbero tornare a quei giorni spensierati.

Continuo a farlo, sì,  ma di recente ho capito che la verità è che è proprio questo io momento migliore della mia vita, almeno per adesso. Quando ero alta come un soldo di cacio e prima di addormentarmi sognavo di fare la ballerina e vivere in una casa piena di cani, con tre bambini, un marito che assomigliava a Ken, credevo davvero che tutto quello fosse realizzabile un giorno. Ma un giorno, appunto.

È ora, a ventidue anni suonati, il momento per concretizzare davvero tutti miei progetti. Allora ho deciso di cambiare mentalità e di buttarmi nel più profondo oceano dei miei sogni, non più fantasticarci sopra ma farli diventare realtà. Forse sarà dura ma sono sicura che ne varrà la pena.

E così fino a poco tempo fa non facevo altro che dire che avrei dato tutto per fare uno di quei viaggi spirituali in India, vivere con la gente del posto ed in particolare con i bambini. È chiaramente scritto nella mia lista dei desideri con queste parole su per giù. Ho scelto di non dirlo più solamente ma di cercare di realizzarlo. Ed allora ho cercato il mio posto perfetto, quello che facesse proprio al caso mio, immerso nella natura incontaminata e con tanti bambini a cui badare. E l’ho trovato. E ho scritto. Ho detto di aspettarmi per agosto.

Siccome temo mi toccherà mangiare riso basati per un mese , mi preparo ai sapori orientali.

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Ingredienti

150 gr di riso rosso

2 zucchine

mezzo bicchiere di latte di cocco

curry

sale

Far bollire il riso rossi per il tempo indicato sulla confezione (circa 35-40 minuti). Nel frattempo far rosolare le zucchine a rondelle in olio, salarle, aggiungere il latte di cocco e il curry. Scolare il riso e ripassarlo in padella