IMG_6625Ci sono alcuni giorni molto importanti nella vita di ciascuno, che sono segnano un limite, un confine che si ha quasi timore a valicare perché si sa bene che non si sarà più gli stessi dopo. Sono riti di passaggio, forse non tanto significativi in sé ma per tutto quello che comportano. Perme il giorno della laurea è stato uno di quelli.

Assieme al giorno del mio matrimonio è quello che attendevo con più ansia da quando ero ancora davvero molto piccola. Questo perché papà ha una grande cantina con diversi vini e non faceva altro che dirmi che questo o quello l’avrebbe aperto solo il giorno della mia laurea. Per me è diventata una sfida. Un po’ come quando mi diceva che se avessi finito tutta la pizza si sarebbe mangiato un toro intero con tanto di corna. E allora io ricordo che ce la mettevo proprio tutta e mi dicevo “forza Alice, puoi farcela, fagli vedere chi sei”. Ma alla fine a circa tre quarti gliela davo vinta con faccino afflitto e lui, con aria soddisfatta prendeva l’ultimo quarto, se lo mangiava, commentando che anche quella volta gli era andata bene. Quando hoo iniziato ad essere una mangiona tale che di pizze avrei potuto farne fuori anche due, papà ha iniziato a guardarsi bene da fare quel genere di scommesse. Così la mia rivincita non l’ho mai avuta, il toro, per sua grande fortuna,  ha avuto vita salva, ed io ancora ora sono talmente disturbata che se qualcuno avanza le croste della sua pizza, non resisto a non mangiargliele io. Per altro ho sempre pensato che il cornicione fosse la parte più buona e giustificavo questa passione con il fatto che è spesso sbruciacchiato. Proprio di recente qualcuno mi ha fatto notare che invece potrebbe essere dovuto al fatto che ho un insano amore per le cose più brutte o cattive, quelle a cui non piacciono a quasi nessuno. E questo confermerebbe che io sia un po’ disturbata ed in effetti spiegherebbe anche la mia preferenza per le foglie esterne del carciofo, per la parte centrale dell’ananas, per la buccia della mela.. roba che se qualcuno prova a sbucciarala io gliela prendo di mano e me la pappo di gran gusto. Odio le discriminazioni e la favola di Pinocchio mi è sempre stata di grande ispirazione in questo senso.

Tutto questo con il gran giorno c’entrava poco. Ad ogni modo, se per il toro e le sue corna non c’è stato nulla da fare, mi sono ripromessa che una stupida laurea l’avrei presa al più presto per avere la soddisfazione di vedere una di quelle bottiglie aperte!

Sono stata emozionata prima, durante e soprattutto dopo, come mai nella mia vita (e sono una dall’emozione facile). Ero anche agitata, certo. Ho stressato così tanto il mio relatore che ad un giorno dalla discussione mi ha consigliato di non pensarci, di ascoltare della musica e fare una passeggiata.

I ricordi a mano a mano scemano, le immagini si affievoliscono, ma ogni volta che penso a qualcosa che mi ha segnato davvero ho la capacità di riprovare esattamente quella precisa emozione. Ero felice. Felice da strapazzo, proprio felice perchè mentre ero lì che aspettavo potevo sentire la tensione delle persone che mi erano vicine. Mi sono sentita amata, potevo sentire l’affetto delle persone più importanti per me, parenti ed amici. Questo mi rimarrà del giorno della mia laurea: l’empatia, le lacrime di commozione e gli abbracci.

La differenza tra morale ed eticità in Hegel neanche più me la ricordo, e quello che ho detto davanti alla commissione rimarrà un mistero perché io ero in uno stato tale che mi sono scordata anche il mio nome e il pubblico ha sentito poco e nulla da quanto piano parlavo. Ma l’importante è quello che questi tre anni di filosofia mi hanno lasciato dentro, delle consapevolezze maturate, della verità che ho trovato dentro di me e per me. Mi ha cambiato, ha cambiato il mio modo di guardare alla vita ed alle cose, di certo sono maturata, di certo a detta di qualcuno ingenua la sono rimasta. Forse i miei progetti sono utopici e destinati a rimanere tali ma finché ci credo un livello minimale di realtà gli appartiene. “Se puoi sognarlo puoi farlo”. E chi da una neo laureata di sarebbe aspettato una citazione dotta hegeliana, nietzschiana o “vattelapesca”, che si cucchi Walt Disney ed Il giovane Holden.

Ingredienti

250 gr di burro

6 uova

500 gr di farina

300 gr di zucchero

30 gr di cacao

220 gr di latte

1 stecca di vaniglia

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Montare a lungo il burro morbido con lo zucchero fino a raggiungere un composto spumoso e aggiungere poi le uova ad una ad una sempre montando. Aggiungere 465 gr di farina, il lievito ed i semini della vaniglia setacciando il tutto. Dividere l’impasto in due parti uguali: in una aggiungere 45 gr di farina, nell’altra il cacao amaro. Imburrare uno stampo a ciambella di 26 cm di diametro e mettere l’impasto a cuccchiaiate alternando un po’ di impasto alla vaniglia ed un po’ al cioccolato. A questo punto con una forchetta fare delle ondine nell’impasto senza mescolare troppo per dare l’effetto marmorizzato. Infornare a 180 circa 45 minuti.

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