Sono orgogliosa di avere la mia storia incisa sulla pelle. A volte capita che i significati dei miei tatuaggi si modifichino col tempo, o meglio che a quelli originari si aggiunga qualche sfumatura che era rimasta implicita e di cui tutto d’un tratto divento cosciente.

Sulla parte alta della mia schiena si può leggere a chiare lettere quella che tre anni fa sentivo come la frase più rappresentativa del mio modo di affrontare la vita. La capacità di trovare la bellezza segreta ovunque è indice di grande finezza e cura.

Amo l’ordine, l’equilibrio, l’armonia palese, quella che si coglie immediatamente, la concordanza di una sinfonia, la proporzione di un quadro rinascimentale. La verità però è che all’intero preferisco lo scisso, che a livello emotivo rimango più scossa da un quadro gotico.

La perfezione è spudorata, si mostra per com’è, senza filtri né vergogna. Ancora non lo sa ma è solo in attesa di rottura. Tutti ne siamo vittima prima o dopo, la sua ora è tarda ma non la lascerà illesa. Non lei, non in questo mondo. E quando si farà in mille pezzi, quando dovrà sfoderare tutto il suo coraggio per ricomporsi al meglio, quando diverrà cosciente del fatto che la sua candida bellezza nascondeva caos pulsante, proprio allora avrà bisogno di cura.

Per reggere la rottura ci vuole coraggio, bisogna avere un cuore forte e impavido per accettarsi ormai mostruosi.

Per questo amo le crepe, stimo le persone in tensione, quelle che non si accontentano del finito, quelle che rinnovano se stesse e che hanno la forza di amarsi.

Apprezzo i quadri rinascimentali sì, ma piango di fronte a quelli romantici. Ammiro il bello puro ma mi ubriaco di sublime.

Trovare la bellezza in ogni cosa significa farsi trasportare dall’emozione ed io stimo la linea spezzata più del cerchio perfetto.

Tornando al significato aggiuntivo di cui ho preso coscienza da un anno a questa parte, il gesto più coraggioso che io abbia mai compiuto è stato cercarla in me, la bellezza. In tutte le cose, come in me. La cosa più dolorosa che abbia mai fatto ma anche la più soddisfacente. Mi sono scoperta fragile ma forte, ingenua ma temeraria; un ossimoro vivente.

La scissione l’ho vissuta e sono grata alla vita per questo. Non avrei sopportato di essere una banale linea curva chiusa.

Vorrei ricominciare da qui, da me di fronte al mondo.

 

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