‘Cause you know someday man
you gotta stand up straight
unless you’re gonna fall
then you’re goin’ to die

Lou era di quelle persone rotte in grado di trasformare la sofferenza in arte. Forse è anche un modo di ostracizzarlo, il dolore, di farne qualcosa di utile, prenderne coscienza e farlo fluire all’esterno fissandolo su tela, carta o su un testo di canzone. Sono profondamente convinta che l’arte in ogni sua forma sia terapeutica in questo senso, d’altra parte penso anche che il processo non sia così razionale. Il vero genio è spontaneo, il suo gesto è istintivo, è trasportato da impulso creativo profondo, prepotente e viscerale, che può anche rivelarsi poi catartico ma in un secondo tempo. Voglio dire che questa sorta di processo psicoanalitico è inconsapevole ed è proprio per questo che risulta efficace. La musica non può essere ridotta ad un mero mezzo per scaricare nervosismi e frustrazioni, deve essere ancella e compagna di vita, in questo modo risulterà un potente antidoto. Un po’ come l’amore.

Lou era di quelle persone solide, provocatorie ed orgogliose in grado di tutelare la propria anima. E’ stato in grado di conservare la propria eccezionalità ed aprirsi sfrontatamente al mondo. Perdita della memoria e disturbi dell’apprendimento sono gli unici risultati della cura a base di elettroshock, che non lo spinse invece a nascondere il proprio orientamento sessuale. Mi piace pensare che siano state proprio le scosse, mirate a uccidere i suoi desideri e spezzare la sua unicità, a concedergli invece quella linfa vitale, quello stimolo a reagire, quell’incentivo a liberarsi della vergogna.

La sua determinazione lo ha ripagato con ciò che di più grande la vita può concedere, con la gloria dell’amore. Rachel era come la musica, silenziosa colonna, paziente principessa che viveva sulla collina che non smise di amarlo seppur sapesse quanto fosse sbagliato. E’ questo ciò per cui vale la pena vivere: l’amore, il tormento, l’impulso, il travolgimento.

Crocchette di riso venere con piselli

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Far scottare i piselli in acqua bollente. Far bollire il riso venere in acqua aromatizzata al cocco per circa 20 minuti. Far raffreddare, unire un cucchiaio di amido di mais e formare delle palline e porvi al centro una manciata di piselli. Porre le palline su carta su una teglia e far cuocere in forno per 15/20 minuti.

Per la salsa mescolare qualche cucchiaio di yogurt magro greco ad un pizzico di cocco e curcuma

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