Brownies cioccolato e lamponi

Le donne più importanti della mia vita mi hanno insegnato il valore dell’amore incondizionato. L’importanza dell’affetto, del calore, degli abbracci, della presenza, della vicinanza.

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Gli uomini più importanti della mia vita mi hanno trasmesso il valore della libertà. L’importanza dell’amore per se stessi, del rispetto per i propri desideri, della lontananza.

IMG_20150611_135805-1 Ho sempre avuto l’impressione di camminare a piccoli passi su di una corda sottile sempre in bilico tra questi due mondi. Sto cercando di raggiungere un equilibrio conciliandoli ma per ora la mia età e la mia natura mi portano a sbilanciarmi spesso verso il primo. A modo mio sono riuscita ad interiorizzarli, forse freaintendendone e forzandone leggermente il significato. Ad ogni modo, da qualche tempo ho scelto di amare il destino, amare tutto ciò che accade e di cogliere la bellezza di tutto quanto. Nella più assoluta convinzione che sia questa l’unica scelta davvero possibile: amare e cogliere il senso degli eventi, oppure opporsi e lasciarsi trasportare passivamente. Io ho scelto di amare la vita, il fato, il corso degli eventi, la bellezza e me stessa, perché nelle mie debolezza sono riuscita a trovare questa preziosa ancora che mi porta ad affrontare tutto nella certezza della bontà di tutto quello che accade.

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Igredienti

200 gr di cioccolato fondente

200 gr di farina 00

250 gr di burro

190 gr di zucchero

4 uova

40 gr di cacao in polvere

160 gr di lamponi

un pizzico di lievito

un pizzico di sale

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Far fondere burro e zucchero a bagnoraria mescolando fino a ottenere un composto liscio ed omogeneo. Dopo aver fatto intiepidire, trasferire il composto in una ciotola e aggiungervi le uova una alla volta sbattendo con una frusta. Aggiungere la farina setacciata, il lievito ed il cacao. Imburrare ed infarinare una teglia 23 x 23, versarvi il composto, disporvi i lamponi ed infornare a 180 per 40-45 minuti. Far raffreddare e tagliare a quadrotti.

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Ciambellone marmorizzato

IMG_6625Ci sono alcuni giorni molto importanti nella vita di ciascuno, che sono segnano un limite, un confine che si ha quasi timore a valicare perché si sa bene che non si sarà più gli stessi dopo. Sono riti di passaggio, forse non tanto significativi in sé ma per tutto quello che comportano. Perme il giorno della laurea è stato uno di quelli.

Assieme al giorno del mio matrimonio è quello che attendevo con più ansia da quando ero ancora davvero molto piccola. Questo perché papà ha una grande cantina con diversi vini e non faceva altro che dirmi che questo o quello l’avrebbe aperto solo il giorno della mia laurea. Per me è diventata una sfida. Un po’ come quando mi diceva che se avessi finito tutta la pizza si sarebbe mangiato un toro intero con tanto di corna. E allora io ricordo che ce la mettevo proprio tutta e mi dicevo “forza Alice, puoi farcela, fagli vedere chi sei”. Ma alla fine a circa tre quarti gliela davo vinta con faccino afflitto e lui, con aria soddisfatta prendeva l’ultimo quarto, se lo mangiava, commentando che anche quella volta gli era andata bene. Quando hoo iniziato ad essere una mangiona tale che di pizze avrei potuto farne fuori anche due, papà ha iniziato a guardarsi bene da fare quel genere di scommesse. Così la mia rivincita non l’ho mai avuta, il toro, per sua grande fortuna,  ha avuto vita salva, ed io ancora ora sono talmente disturbata che se qualcuno avanza le croste della sua pizza, non resisto a non mangiargliele io. Per altro ho sempre pensato che il cornicione fosse la parte più buona e giustificavo questa passione con il fatto che è spesso sbruciacchiato. Proprio di recente qualcuno mi ha fatto notare che invece potrebbe essere dovuto al fatto che ho un insano amore per le cose più brutte o cattive, quelle a cui non piacciono a quasi nessuno. E questo confermerebbe che io sia un po’ disturbata ed in effetti spiegherebbe anche la mia preferenza per le foglie esterne del carciofo, per la parte centrale dell’ananas, per la buccia della mela.. roba che se qualcuno prova a sbucciarala io gliela prendo di mano e me la pappo di gran gusto. Odio le discriminazioni e la favola di Pinocchio mi è sempre stata di grande ispirazione in questo senso.

Tutto questo con il gran giorno c’entrava poco. Ad ogni modo, se per il toro e le sue corna non c’è stato nulla da fare, mi sono ripromessa che una stupida laurea l’avrei presa al più presto per avere la soddisfazione di vedere una di quelle bottiglie aperte!

Sono stata emozionata prima, durante e soprattutto dopo, come mai nella mia vita (e sono una dall’emozione facile). Ero anche agitata, certo. Ho stressato così tanto il mio relatore che ad un giorno dalla discussione mi ha consigliato di non pensarci, di ascoltare della musica e fare una passeggiata.

I ricordi a mano a mano scemano, le immagini si affievoliscono, ma ogni volta che penso a qualcosa che mi ha segnato davvero ho la capacità di riprovare esattamente quella precisa emozione. Ero felice. Felice da strapazzo, proprio felice perchè mentre ero lì che aspettavo potevo sentire la tensione delle persone che mi erano vicine. Mi sono sentita amata, potevo sentire l’affetto delle persone più importanti per me, parenti ed amici. Questo mi rimarrà del giorno della mia laurea: l’empatia, le lacrime di commozione e gli abbracci.

La differenza tra morale ed eticità in Hegel neanche più me la ricordo, e quello che ho detto davanti alla commissione rimarrà un mistero perché io ero in uno stato tale che mi sono scordata anche il mio nome e il pubblico ha sentito poco e nulla da quanto piano parlavo. Ma l’importante è quello che questi tre anni di filosofia mi hanno lasciato dentro, delle consapevolezze maturate, della verità che ho trovato dentro di me e per me. Mi ha cambiato, ha cambiato il mio modo di guardare alla vita ed alle cose, di certo sono maturata, di certo a detta di qualcuno ingenua la sono rimasta. Forse i miei progetti sono utopici e destinati a rimanere tali ma finché ci credo un livello minimale di realtà gli appartiene. “Se puoi sognarlo puoi farlo”. E chi da una neo laureata di sarebbe aspettato una citazione dotta hegeliana, nietzschiana o “vattelapesca”, che si cucchi Walt Disney ed Il giovane Holden.

Ingredienti

250 gr di burro

6 uova

500 gr di farina

300 gr di zucchero

30 gr di cacao

220 gr di latte

1 stecca di vaniglia

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Montare a lungo il burro morbido con lo zucchero fino a raggiungere un composto spumoso e aggiungere poi le uova ad una ad una sempre montando. Aggiungere 465 gr di farina, il lievito ed i semini della vaniglia setacciando il tutto. Dividere l’impasto in due parti uguali: in una aggiungere 45 gr di farina, nell’altra il cacao amaro. Imburrare uno stampo a ciambella di 26 cm di diametro e mettere l’impasto a cuccchiaiate alternando un po’ di impasto alla vaniglia ed un po’ al cioccolato. A questo punto con una forchetta fare delle ondine nell’impasto senza mescolare troppo per dare l’effetto marmorizzato. Infornare a 180 circa 45 minuti.

Barrette al cioccolato simil Kinder cereali

till the stars don’t shine, till the heavens burst and the words don’t rhyme.

Il cioccolato produce energia, L’energia ti fa muovere, Se ti muovi bruci calorie, Se bruci calori dimagrisci,

Il cioccolato fa dimagrire

Alessandra Crinzi

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Ingredienti

200 gr di cioccolato bianco

60 gr di riso soffiato

400 gr di cioccolato al latte

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Far sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria, unirvi il riso soffiato, stenderlo in uno strato omogeneo su una pirofila rivestita di carta forno e metterlo in freezer per un quarto d’ora. Far sciogliere anche il cioccolato al latte. Togliere dalla pirofila lo strato di cioccolato bianco, versarvi metà del cioccolato al latte, riposizionare il cioccoalto bianco e ricoprire con l’altra metà del cioccolato al latte. Mettere in freezer o in frigo per una mezz’oretta e tagliare a barrette. Sì, è di una semplicità imbarazzante, ma è bbbuono.

Crostata cioccolato e arancia

Ero partita con l’idea di fare i taralli al peperoncino, ma alla fine quando devo fare regali cedo sempre alla tentazione di fare qualcosa di dolce. Avevo pensato di fare una torta rovesciata, ma alla fine mi sono ritrovata a fare una crostata. Avevo intenzione di farla meringata, ma alla fine non ero dell’umore adatto per sperimentare. Avevo voglia di semplicità stamattina. Ho deciso di ascolare me stessa e così tutti i miei grandi piani sono andati a rotoli. Niente taralli, niente capovolgimenti, niente meringhe. Farina, burro, uova e zucchero: una pasta frolla semplice semplice. Poi un’arancia e poco più: una bella crema colorata. Era poca però, non era sufficiente a riempire quel guscio croccante. La matematica e le proporzioni non sono mai state il mio forte. E allora cioccolato, latte, zucchero e uova: una super crema pasticcera da nascondere sotto. Così sarà una sorpresa! Come è bello qualche volta non rispettare i propositi, seguire l’istinto ed improvvisare.

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Ingredienti

Per la frolla

300 gr di farina

100 gr di zucchero

100 gr di burro

1 uovo

Per la crema all’arancia

60 gr di burro

180 gr di zucchero

3 uova

1 arancia

1 cucchiaio di fecola

Per la crema pasticcera al cioccolato

500 ml di latte

125 gr di zucchero

5 tuorli

40 gr di farina

100 gr di cioccolato

Per la frolla lavorare la farina con lo zucchero ed il burro freddo a pezzetti e poi aggiungere l’uovo. Quando si sarà formata una palla, avvolgere nella pellicola e metterla a riposare in frigo.

Per la crema far sciogliere il burro in un pentolino a bagno maria, aggiungere lo zucchero e le uova sbattuti insieme e il succo di un’arancia, continuando a mescolare per circa dieci minuti. Infine aggiungere la fecola. Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.

Per la crema pasticcera portare il latte a bollare mentre si sbattono i tuorli con lo zucchero e la farina. Aggiungervi il latte, riportare sul fuoco finché non riprende il bollore. Spegnere subito e aggiungere il cioccolato.

Stendere la frolla in una tortiera imburrata e infarinata, metterci dentro dei legumi secchi in modo che non gonfi. Coprirla con carta forno e far cuocere circa dieci minuti a 200 gradi e ancora un quarto d’ora a 180. Togliere dal forno, lasciare raffreddare e riempire prima con la crema al cioccolato e poi con quella all’arancia.

Risotto alla zucca

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Sono sempre stata molto abitudinaria. La mia vita mi è sempre piaciuta, ho sempre storto il naso di fronte ai grandi cambiamenti, ma poi a lungo andare ho finito per apprezzare anche quelli, proprio perchè entravano a far parte della mia quotidianità. Così, un po’ per gli stessi motivi, quando ero piccola avevo solo una bambola, un solo libro di racconti, un solo cd che ascoltavo a ripetizione, un solo cartone che guardavo a più non posso, e così via. Mi piacevano quelli e non vedevo motivo per cui avrei dovuto cercarne altri. Il racconto era quello di un folletto, che tornato a casa dopo una giornata parecchio densa di eventi, esclamava sulla soglia: “casa dolce casa, che giornata avventurosa”. Quando mamma me lo leggeva, sorridevo ogni volta. Come se Nicolino avesse potuto dire qualsiasi altra cosa, perchè era un altro giorno d’altronde, e invece aveva scelto di ripetere proprio quella frase, proprio quella per la milionesima volta.

Mi sento un po’ come Nicolino in questo inizio febbraio. Sono stati parecchi i giorni in cui varcata la soglia di casa ripetevo tra me e me la sua frase. Questi due mesi sono stati così ricchi di eventi che pare siano durati un anno intero!  Però alla fine sono sempre qui, cresciuta, più matura, con più esperienza ma sempre la solita Alice che di tanto in tanto va ancora a rispolverare quella storia e sorride al pensiero che Nicolino abbia potuto ripetere quelle parole ancora una volta, dopo circa vent’anni. Che folletto abitudinario!

D’altra parte mi guardo avanti e penso alle magnifiche cose che ho ancora da fare, sto vivendo il periodo più bello della vita perchè ho tutte le porte aperte, perchè mi sento libera di seguire il mio destino, perchè non c’è nulla di prevedibile. Sono sicura che qualsiasi cosa accadrà mi piacerà. Proprio ieri parlavo della possibilità di partire per un posto lontano in Oriente, ma per poi tornare. Partire ma con l’obiettivo di tornare “cresciuta, più matura, con qualche esperienza in più”, così come in un circolo. Che fantastica storia.

Ingredienti

 200 gr di riso

200 gr di zucca

30 gr di burro

60 gr di parmigiano

brodo vegetale

mandorle a scaglie

prezzemolo

cipolla

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Mettere in un pentolino una noce di burro con la cipolla tritata e bagnare con un goccio di brodo vegetale finchè la cipolla non sarà diventata trasparente. Aggiungere il riso, farlo tostare qualche minuto e poi aggiungere la zucca tagliata a cubetti. Bagnare con brodo vegetalle poco per volta fino a che il riso non sarà arrivato a cottura. Spegnere il fuoco, aggiugnere il burro freddo e il parmigiano e coprire. Dopo un minuto togliere il coperchio girare velocemente e devorare con prezzemolo e mandorle.

Il mio Natale speciale

Natale col mio papà ed io non potevo essere più felice. Io, lui, millemila stuzzichini vegetariani, musica classica ed i miei immancabili pasticci. Ho incendiato la carta forno, ho rovesciato a terra una teglia di lasagne appena sfornate e ho rotto un bicchiere di cristalo, tanto per citarne alcuni. Ma io ogni volta ridevo a crepa pelle e papà, giusto perché spinto da spirito natalizio, sii limitava al suo classico commento, “Alice, sei la mia rovina”. Lo so, ho le mani di pasta frolla, ne combino una in più di Pierino la Peste, ma allafine siamo riusciti a mettere qualcosa sotto i denti nonostante alle 13 l’unica cosa pronta erano le lasagne sul pavimento. C’era cibo ovunque. E per ovunque intendo davvero ovunque. A un certo punto ero talmente in preda alla follia che gettavo roba nel lavandino, nei cassetti, sulle mensole.. ad un certo punto papà, con l’intenzione di farsi un caffè, aprendo il barattolino delle cialde ha esclamato quasi non credendo ai suoi occhi: “Alice, ma qui dentro c’è un broccolo”. Ho iniziato a usare la qualunque come tagliere: piatti, tavolo di marmo, fornelli.. evito di proseguire con i miei misfatti per non coprirmi ulteriormente di ridicolo ma, credete, la lista è lunga.

La mattina ero intenzionata a svegliarmi alle sei per far tutto con la dovuta calma ma la mia sveglia è molto vecchia e a volte si diverte a fare simpatici scherzetti e a tornare indietro di qualche ora a suo piacimento. Fatto sta che è suonata alle 5 pur continuando a segnare le 6, così me ne sono accorta solo un paio d’ore più tardi e ormai la levataccia era fatta. Colazione a letto tutti insieme, regali, caffè doppio e si comincia a preparare.

Ho rivistoil menù infinite volte sempre cercando l’approvazione delle amiche, in particolare della povera Leti che ringrazio per avermi supportato e sopportato prima dopo e durante la preparazione. Alla fine ho deciso di fare un menù natalizio alternativo. Uno perché vegetariano, due perché ho preparato un piccolo buffet con tanti stuzzichini così che avviamo potuto stare a tavola godendoci davvero il tempo insieme.

Purtroppo ho fatto solo un paio di foto velocissime perché eravamo talmente affamati che ci siamo subito avventati sui piatti.

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Bruschette di pane fatto in casa (alle 5 del mattino viene più buono) con verdure grigliate e formaggio

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Pinzimonio di vedere con tapenade e hummus di melanzane

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insalata di arance e finocchio

insalata di cavolo rosso, mela verde e noci

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Polpette di miglio speziate

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Plumcake salato alle olive

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Ingredienti

75 gr di acqua

5 gr di sale

225 gr di burro

275 gr di farina

25 gr di fecola

30 gr latte

115 gr di parmigiano

5 uova

10 gr di lievito

olive taggiasche

Portare a bollore l’acqua, unire il burro e il sale. Unire la farina e cuocere finchè il composto non si stacca dalle pareti. Togliere dal fuoco, lasciare raffreddare ed unire le uova una alla volta ed il latte freddo. Unire poi fecola, lievito, parmigiano e olive. Versare il composto in uno stampo imburrato e infarinato e cuocere a 220° per 8 minuti e poi a 160° per circa una mezz’oretta.

tris cavolfiore colorato

lasagne di pane carasau con burrata e pesto

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vellutata a scelta (zucca per me, piselli e burrata per papà)

uovo con i funghi

Spaghetti al vegù

For the lost lovers and all the fixed games

Il fatto di ridurre la soia a ragù è un simpatico trucchetto per fare mangiare proteine vegetali a bambini capricciosi o a Roberto testone. Testone perché per partito preso non solo ha stilato una lista infinita di cibi che non vuole nemmeno assaggiare ma ha affiancato questa ad un elenco di altri alimenti che può tollerare solo se cucinati in un certo modo. E così, il pomodoro non lo mangia crudo ma se in passata sì. Di cipolla ed aglio non vuole nemmeno sentir parlare ma se li metti di nascosto nel soffritto nemmeno se ne accorge. I finocchi “per carità”, ma se per caso cadono in un minestrone e si confondono con altre verdure colorate non fa una piega. Insalta solo valeriana, tutto il resto rientra nella categoria “erba amara”. La frutta estiva in toto non gli piace ma se gli prepari una crostata di pesche se la mangia di gusto. Le fragole in particolare lo disgustano ma ne è goloso quando sono sotto forma di marmellata. I funghi solo nel risotto e non con le tagliatelle. Lo zenzero è l’anticristo ma io lo metto ovunque sotto forma di succo e dite che se ne accorge? Anche la zucca la tollera solo nel risotto, in vellutata “no, perché si sente troppo il sapore”. Cioccolato solo quelle amaro e possibilmente bello spesso, quello bianco è troppo dolce. Le spezie puzzano ma al ristorante tailandese ha mangiato di gusto. Il cous cous non gli piace ed è del tutto inutile fargli presente che si tratta di semola proprio come per la pastasciutta perché ti risponde che non gli piace la consistenza. Mele verdi sì, mele renette no. Per kaiser sì, pere williams no. È goloso di mandarini e si ritiene un vero intenditore tanto che se uno non gli piace particolarmente ti dice che è di certo spagnolo, ne è sicuro e a quel punto i tentativi di convincerlo del fatto che vengono dalla Sicilia e che c’era scritto al supermercato sono perdita di tempo: “hai visto male, stai più attenta!”. Lo yogurt solo al caffè. La minestra solo se senza pezzi grandi di verdure. Il prezzemolo “vade retro”, e peccato che è facilmente riconoscibile. Il vino solo spumante, il rosso non gli piace. L’acqua solo frizzante, naturale non lo disseta. Le alghe “per carita” ma se gliele metti in crema come condimento e lo spacci per paté di olive è una gran bontà. Gli spaghetti di soia solo se è ispirato, quelli di riso proprio no. Però gli gnocchi di riso sì. Cosa cambia? La consistenza, perbacco! Il gelato sì ma non di frutta, non dà soddisfazione. Il tofu sa di plastica e la soia in teoria anche, ma l’ultima volta che l’ho usata per fare il ragù e condire le tagliatelle, ha fatto il bis con tanto di battutine ironiche sul fatto che siccome la mangiavo anche io stavo tradendo la mia causa vegetariana.

Tra poco torna da Roma e rinuncia  alla pizza dell’autogrill per mangiar qui quindi gliene ho preparato un bel piattone!

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Ingredienti

200 gr di soia granulare

400 gr passata di pomodoro

1 cucchiaino di concentrato di pomodoro

sedano, carota e cipolla

olio

sale

2 foglie d’alloro

Mettere in ammollo in granulare di soia per circa venti minuti. Fare un battuto con sedano, carota e cipolla e metterlo in una padella con un po’ d’olio. Far soffriggere le verdure a fuoco basso finché la cipolla non sarà diventata trasparente. Aggiungere la soia, salare e poi aggiungere la passata e il concentrato. Far cuocere con coperchio mezz’oretta bagnando con un po’ di brodo di verdure se necessario.